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Rubrica Storica - I Mori raccontano...

12 aprile 1970: Cagliari-Bari, ricordi di uno scudetto lungo quarant'anni

12 aprile 1970. Una data scolpita nella memoria di tutti i tifosi rossoblu, giovani e meno giovani. Quel giorno, il Cagliari vincerà il primo (e sinora unico) scudetto della sua novantennale storia. Sulla sua strada c'era il Bari, fanalino di coda che l'allenatore Guido Matteucci (subentrato a Oronzo Pugliese alla 24^ giornata) non riuscì a salvare dalla retrocessione.

Scopigno presentò la seguente formazione: Albertosi; Martiradonna, Mancin; Cera, Niccolai, Poli; Domenghini, Nené, Gori, Brugnera, Riva. I pugliesi risposero con Spalazzi; Loseto, Zuckowski; Diomedi (a cui poi subentrò D'Addosio), Spimi, Muccini; Cané, Fara, Spadetto, Colautti, Pienti. Il signor De Robbio di Torre Annunziata fu il fischietto designato per dirigere la gara. Le cronache del tempo narrano di circa 28.000 spettatori per un incasso totale di 32 milioni e 560 mila lire. Se si pensa che parliamo del vecchio Amsicora, sono cifre da capogiro. Il testacoda vedeva naturalmente il Cagliari come gran favorito, ma per aggiudicarsi il tricolore quel giorno bisognava sperare in un concomitante risultato negativo della Juventus a Roma contro la Lazio.

Contrariamente rispetto a quanto si attendeva qualcuno, il Bari non andò in Sardegna a fare le barricate nel tentativo di strappare il pari, che nell'epoca dei due punti poteva in certi casi rappresentare una vera e propria mezza vittoria. L'atteggiamento dei pugliesi si dimostrò più spigliato del previsto, e benché i biancorossi accettassero di correre qualche rischio preventivabile, sapevano riproporsi con convinzione approfittando della pesante assenza di Greatti tra le fila del Cagliari. Spadetto e Cané misero in seria difficoltà Albertosi, quando al 39° minuto il Cagliari passa. Riva si avvicina a Brugnera, in procinto di calciare una punizione dalla trequarti, e gli fa capire dove vuole la palla. La mezzala veneta calcia teso sul primo palo, "Rombo di Tuono" si avventa sul pallone in tuffo ed è 1-0. Cagliari in vantaggio alla fine del primo tempo, ma la Lazio di Chinaglia non riesce a passare contro la sempre coriacea Juventus di Rabitti.

La ripresa di gioco si trasforma in un'escalation di emozioni per i tifosi sardi appollaiati sulle tribune, con gli occhi sul campo e le orecchie attaccate alle radio sintonizzate su "Tutto il Calcio Minuto per Minuto". All'Olimpico la Lazio finalmente passa: è il 52°, Ghio trafigge Tancredi regalando un sogno a un'intera regione. Di lì a poco, Chinaglia rincara la dose trasformando un rigore concesso ai biancazzurri dall'arbitro Picasso di Chiavari. Siamo al minuto 74, e benché la gara di Roma possa dirsi chiusa, per fare in modo che la giornata dei sostenitori cagliaritani diventi perfetta manca il suggello alla gara, quel 2-0 che renderebbe tutti più tranquilli. Ma all'88° la palla giunge a Gori, che riceve sulla trequarti nel lato destro. Il centravanti di Scopigno punta Spimi, e riesce a entrare in area con una prima finta, lo stopper barese temporeggia ma Gori lo salta con una seconda finta e scarica sotto l'incrocio dei pali battendo il portiere Spalazzi. Raddoppio del Cagliari, Amsicora in delirio. L'indimenticato Sandro Ciotti commenterà così gli attimi vissuti dall'attaccante venuto dall'Inter subito dopo quella prodezza: "Ed ecco che Gori, frastornato, si schiera nella posizione di mediano destro, nientemeno". Lo stesso Gori ammetterà tempo dopo che si sarebbe trattato di un'emozione troppo forte da essere impossibile da spiegare anche a trent'anni di distanza.

La festa poté così avere inizio. La città si colorò di rossoblu per una settimana, quello scudetto segnò la fine di un'era densa di preconcetti contro la Sardegna, al di là del luogo comune che il calcio altro non è che un pallone che rotola. Domenica allo stadio non ci saranno Gori e Riva, ma Cossu e Matri. Non ci saranno Spalazzi e Cané, ma Gillet e Meggiorini. Ma anche dopo quarant'anni, il tifoso sardo ha ancora la stessa sete di emozioni.

Autore (Nicola Adamu)
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