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Rubrica Storica - I Mori raccontano...

L'azzurro, il rossoblu e due destini che continuano a incrociarsi
E con Biondini sono cinque. Dal suo ritorno in A nel 2004 il Cagliari può vantare, oltre al rosso mediano di Longiano, altre quattro convocazioni con corrispondenti esordi in Nazionale, tutti chiamati dall'attuale CT Marcello Lippi. Un vero e proprio exploit che i rossoblu non sono riusciti a raggiungere nemmeno nei primi anni Novanta, quando venne ottenuta la qualificazione-Uefa con una squadra che diede filo da torcere a tutte le grandi del campionato. Tuttavia, l'allora mister azzurro Sacchi non vedeva evidentemente di buon occhio quanto il team di Mazzone poteva offrire, benché elementi di assoluto valore come Festa, Firicano, Pusceddu, Bisoli, Moriero e Matteoli avrebbero potuto far comodo a qualsiasi altra compagine. Assunse addirittura dei contorni grotteschi il caso di Cappioli, convocato pochi giorni dopo il suo passaggio alla Roma.

Ma tornando a quello che è l'ultimo lustro, insieme a Biondini e a Marchetti (ormai promosso a tutti gli effetti dodicesimo di Buffon) anche Pasquale Foggia, Antonio Langella e Mauro Esposito potranno dire di aver provato la gioia dell'azzurro mentre vestivano i colori rossoblu. Nessuno dei tre lascerà il segno: arriveranno complessivamente a totalizzare nove presenze senza riuscire a regalare ai tifosi del Cagliari la gioia di un gol che manca dal 20 ottobre del 1973, quando Riva segnò la prima marcatura contro la Svizzera in una gara valida per le qualificazioni al mondiale dell'anno successivo.

Colui che Gianni Brera avrebbe definito "Rombo di Tuono" è a tutt'oggi il miglior marcatore azzurro con 35 reti, siglate in 42 partite. Una media gol impressionante, se si pensa alla rigidezza delle marcature di quei tempi e al fatto che con la maglia dell'Italia subirà due gravissimi infortuni senza i quali la sua carriera sarebbe potuta essere ancora più straordinaria di quanto già lo sia stata.

Riva era la stella di una Nazionale in cui il marchio rossoblu era fortemente impresso: non solo lui, ma anche Piero Cera (18 presenze), Ricky Albertosi (16 gettoni), Angelo Domenghini (2 reti nelle 15 gare giocate), Sergio Gori e Communardo Niccolai (3 partite a testa) faranno parte del gruppo scelto da Valcareggi per la rassegna mondiale che vedrà gli azzurri terminare secondi soltanto dietro al Brasile di Pelé, in seguito alla più bella maratona calcistica di tutti i tempi, quell'Italia-Germania 4-3 diventato perfino un classico del cinema. In quella selezione c'era anche Roberto Boninsegna, allora all'Inter ma che avrebbe fatto in tempo a esordire in azzurro proprio con la maglia del Cagliari.
A dispetto di quanto si può pensare dopo aver letto certi nomi, non sarà un bomber come Riva o Boninsegna a siglare il primo gol di un giocatore dei sardi in Nazionale A, ma un centrocampista calabrese di belle speranze che risponde al nome di Francesco Rizzo: il 14 giugno del 1966 la mezzala degli isolani allenati da Silvestri metterà per due volte il suo marchio nel 6-1 contro la Bulgaria. E come dimenticare l'unico campione del mondo ad aver giocato sotto la bandiera dei Quattro Mori, il centravanti Franco Selvaggi (2 presenze senza gol per lui) che Bearzot portò al Mundial spagnolo del 1982 come riserva di Pablito Rossi senza però mai impiegarlo nella kermesse iridata.

Questa quindi la storia dei colori rossoblu incrociati con l'azzurro: un timido approccio iniziale nella seconda metà degli anni Sessanta, una decisa imposizione intorno all'alba dei Settanta, un caso sporadico all'inizio degli Ottanta, nessuna possibilità offerta (ingiustamente) nei Novanta e una rivalutazione nel primo decennio del Duemila. Sperando che il decennio che sta per iniziare diventi il più roseo di tutti.
Autore (Nicola Adamu)
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